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Galleria Fotografica Premio Internazionale Giovanni Losardo 2018

 

Gaetano Bencivinni intervistato da RADIO DIGIESSE

 

 

 


 Francesco Forgione

Francesco Forgione

riceve la Pergamena di Socio Onorario al Premio 2018

 

Premio Losardo. Il messaggio di Raffaele Losardo

Caro Gaetano,

ho lavorato intensamente fino a pochi minuti fa e, come ti avevo anticipato, per via di questi miei gravosi impegni di lavoro, non ancora portati a conclusione, non mi è possibile intervenire personalmente alla manifestazione del sedicesimo “Premio Losardo”, alla quale mi avevi, come sempre, cortesemente e amabilmente invitato.

Non rinuncerò a farti avere, come da tua richiesta e come ti ho promesso, almeno un mio messaggio di saluto ai presenti.

Ai quali risparmierò di rivolgere un pesante e lungo “sermone” (e non avrei neppure titolo per farlo), cosicché esonererò anche te dal dover intervenire (in punta di forbice o, peggio ancora, a colpi d'accetta), per riportare la lettura che vorrai dare delle mie esternazioni entro dimensioni accettabili ed adeguate ai tempi della serata da te organizzata.

Oltretutto credo che in generale non sia tempo di “sermoni”, ma è tempo di iniziative e manifestazioni concrete.

Permettimi allora di chiedere al tuo pubblico di alzarsi in piedi e di rivolgere un pensiero di commossa solidarietà ai familiari del giovane sindacalista Soumayla Sacko, venuto dal Mali per lavorare nelle nostre campagne e ammazzato a colpi di fucile, mentre stava aiutando suoi compagni di lavoro a vivere in maniera appena decente! Permettimi, ancora, di esprimere la mia solidarietà al sindaco di Riace, Mimmo Lucano “Capatosta”, che sebbene inquisito continua ad occuparsi dei migranti, con iniziative meritorie di accoglienza ed integrazione, che hanno contrastato sul piano concreto le 'ndrine che in Calabria si arricchiscono sulle loro spalle! Permettimi di dire che non comprendo perché ci si dilanii tra alcuni che dicono che bisogna accogliere degnamente le centinaia di persone, che fuggono dalla disperazione delle guerre (alcune delle quali foraggiate anche da noi o sostenute dalla nostra industria bellica) e della miseria (di cui sono responsabili anche le politiche predatorie di alcune aziende “made in italy”), altri che sostengono che invece occorre aiutare i migranti a casa loro ed altri ancora che dicono che i migrati che arrivano devono essere equamente distribuiti tra tutti i paesi dell'Unione europea.

Né comprendo perché si disputi tra chi giustamente teme che la gente che arriva nei barconi sia abbandonata a se stessa o risospinta nei lager libici dai quali fugge e chi altrettanto giustamente dice che bisogna combattere i criminali scafisti, che lucrano sul traffico dei migranti; o ancora tra chi invoca la mano pesante nei confronti degli approfittatori (tipo “mafia capitale”, per intenderci) e vuole fare fuori le false ong che operano come vicescafisti e chi vuole che sia data una mano a quelle benemerite organizzazioni, che aiutano ogni giorno a salvare vite umane. Perché su queste cose ci si divide, invece di assumerle come obiettivi di una unica politica, tesa ad assicurare la vita e la dignità di tutti?

Permettimi infine (e chiudo davvero) di chiedermi anche - in queste ore nelle quali la nave Aquarius è ancora in navigazione in attesa di sbarcare in un porto sicuro il suo carico di sofferenze – perché mai dobbiamo assistere in questa vecchissima Europa al rimpallo delle responsabilità e delle accuse reciproche tra i vari premier di stati e nazioni (Italia, Malta, Francia, Spagna, Austria, Germania, Ungheria e via dicendo), senza che a nessuno venga in mente di rialzare come una bandiera il grido di sdegno con il quale Don Milani, rivolgendosi ai cappellani militari, esecrava i nazionalismi: <<Se voi però avete diritto di dividere il mondo in italiani e stranieri allora vi dirò che, nel vostro senso, io non ho Patria e reclamo il diritto di dividere il mondo in diseredati e oppressi da un lato, privilegiati e oppressori dall'altro. Gli uni son la mia Patria, gli altri i miei stranieri.>>
A tutti un caro saluto.
Raffaele Losardo

Premio Losardo. Il messaggio di Domenico Fiordalisi, consigliere di Cassazione

Carissimo Professor Bencivinni
Un impegno indifferibile con i Colleghi in Cassazione mi impedisce di essere, come ogni anno, presente fisicamente accanto a Lei ed a tutto il “Laboratorio Losardo”.
Spesso si sottovaluta l’importanza di assistere ad un processo nella qualità di semplici cittadini che fanno parte del pubblico; Carnelutti diceva che il principio della pubblicità del dibattimento si spiega soltanto in quanto si riconosce al “pubblico”, che ha diritto di assistere al processo, la qualità (in senso lato) di “parte”.
Nei processi che scrivono le pagine più significative delle vicende criminali di un territorio, allora, siamo tutti coinvolti da una responsabilità: seguire direttamente o a mezzo della stampa ogni aspetto, ogni dettaglio e cercare di capire.
Il pubblico svolge un ruolo insostituibile, anche quando in silenzio e con rispetto ascolta, perché comunque è “presente” in quel processo e il più delle volte preme con la sua attenzione, col suo desiderio di verità e giustizia, contro la sottile barriera di legno che lo divide dal giudice.
Auguro di cuore la migliore riuscita di questo incontro a tutti i partecipanti ed a Lei Professore Bencivinni che guida sempre con forza e intelligenza il nostro impegno culturale, costruendo così un pezzo fondamentale della storia della società civile calabrese, nel Laboratorio Losardo.

Domenico Fiordalisi

Premio Losardo. Il messaggio di Drew Sullivan

Jan Kuciak era un giovane giornalista la cui scomparsa è stata tanto più tragica perché ci ha privato dei molti anni di grande lavoro che avrebbe ancora fatto. Quello che lo ha ucciso, tuttavia, è molto antico: è il legame tra leader corrotti e crimine organizzato. Questo è un morbo contro il quale dobbiamo ergerci e combattere. Jan lo stava facendo silenziosamente. Silenziosamente ma senza sosta. Dobbiamo prendere ad esempio anche noi quella stessa silenziosa determinazione
Drew Sullivan

 
Jan Kuciak was a young journalist whose death is all the more tragic because we have been deprived of the many years of great work he would have done. What killed him however is very old: the nexus of corrupt leaders and organized crime. This is a disease we must stand up to and fight. Jan was quietly doing that. Quietly but relentlessly. We must have that same quiet resolve.
Drew Sullivan

Gazzetta del Sud 18 Giugno 2018

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gazzetta   18 giugno 2018

locandinapremio2018 

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gazzetta  giugno 2018

 

PREMIO INTERNAZIONALE GIOVANNI LOSARDO 2018

 

Il 16 giugno alle ore 19.00 a Cetraro nella sala convegni del Palazzo comunale Silvio Lopiano si terrà la XVI edizione del Premio Internazionale Giovanni Losardo.

PREMIATI:

Sezione Autori: Francesco Caravetta, Enzo Infantino eTania Paolino

 

Sezione Giornalismo: alla memoria al giornalista slovacco Jàn Kuciak, assassinato il 22 febbraio 2018

 

Sezione Impegno sociale e Legalità: Vescovo di Cassano allo Ionio S.E. Mons. Francesco Savino

 

Pergamena di socio onorario a Francesco Forgione, già Premio Losardo 2010